Grande partecipazione all’incontro organizzato lunedì presso la Coldiretti di Brescia – oggetto: la suinicoltura italiana – con la presenza di Giorgio Apostoli, Responsabile Zootecnia della Confederazione, ed Ettore Prandini, Presidente di Coldiretti Lombardia.
Vi ha preso parte una folta delegazione di allevatori provenienti da tutte le regioni del nord e del centro Italia. Fra questi, c’erano anche i suinicoltori cremonesi, con il Direttore di Coldiretti Cremona Tino Arosio e Marco Benedini, Responsabile dei Servizi Tecnici.
Durante l’incontro si è fatto il punto sulle misure da promuovere e sostenere perché il comparto suinicolo possa definitivamente uscire dalla situazione di crisi che lo ha caratterizzato negli ultimi anni. Il rilancio – è stato più volte ribadito – deve far leva su due perni fondamentali: la distinzione qualitativa e il legame con il territorio. Concetti che trovano la loro concretizzazione nelle produzioni Dop.
E proprio in tema di Dop sono state delineate delle “linee d’azione” chiare e condivise. In primis in materia di trasparenza, puntando sulla specializzazione delle linee produttive: “E’ necessario superare con decisione la commistione tra produzioni tipiche tutelate ed altre produzioni generiche – ha ribadito Apostoli –. Per questo è di estrema importanza la separazione degli impianti di trasformazione dedicati alle lavorazioni Dop da quelli che realizzano altri tipi di produzione”.
Altro obiettivo è quello di una migliore valorizzazione di tutto il suino prodotto per il circuito Dop, allevato nel rispetto di rigidi disciplinari, con un affidabile sistema di tracciabilità riconosciuto dai consumatori come garanzia d’eccellenza. Il valore riconosciuto al prosciutto Dop Parma e San Daniele deve, per Coldiretti, ‘estendersi’ anche alla restante parte del suino, quella che diventa, ad esempio, “braciola” o “lombo”. Buona parte del consumo di carne fresca italiana è oggi soddisfatto dalla carne dei suini pesanti allevati per Parma e San Daniele, marchi molto qualificati ed apprezzati. Per Coldiretti è giunto il momento di sfruttare questo sistema produttivo e l’immagine dei due marchi dei prosciutti per informare il consumatore sulla qualità di tutta la restante parte del suino (quella che non diventa prosciutto), e quindi promuovere il consumo di carne fresca di suini che sono nati e allevati con pratiche tradizionali in Italia. Si è proposto, ad esempio, un marchio (potrebbe essere una definizione quale: “braciole di Parma e San Daniele” o “Lombo di Parma e San Daniele”), che chiarisca immediatamente al consumatore il fatto che quella carne giunge dallo stesso suino la cui coscia è diventa prosciutto Dop, dunque ha in sé una uguale garanzia di qualità e tracciabilità.
E’ indubbio che per far questo le produzioni Dop debbano puntare ad esaltare gli elementi di differenziazione rispetto alle produzioni generiche, attraverso una corretta attuazione dei disciplinari, dove la genetica degli animali assume un ruolo fondamentale. Le tanto criticate nuove formule per la classificazione delle carcasse possono fungere da sprone per orientare gli allevamenti a produzioni di effettiva qualità o al contrario rivolgerli verso produzioni generiche.
E’ naturale – ha ribadito Coldiretti – che tali formule potranno essere applicate solamente quando le strutture di macellazione saranno in grado di attuare pienamente quanto sottoscritto nell’accordo di filiera siglato lo scorso 8 luglio 2013, a partire dalla istallazione delle cosiddette “scatole nere”, che permetteranno di mettere a disposizione tempestivamente i dati di dettaglio a tutti gli operatori interessati, allevatori compresi.
Coldiretti ha le idee chiare anche in tema di Indicazione Geografica Protetta. Ad oggi l’Igp non dà la garanzia dell’origine del prodotto – è stato ribadito nell’incontro –, dice solo dove esso è stato lavorato. Da cui i noti casi di Igp che, percepiti dai cittadini come pienamente italiani, in realtà nascono da animali allevati all’estero. Per Coldiretti è invece essenziale che un prodotto che si fregia della Indicazione Geografica Protetta nasca, fin dall’origine, in Italia. L’impegno è operare per fare in modo che nei disciplinari di produzione di questi Igp ci sia il vincolo che il “punto di partenza” sia la carne nazionale.
Come ribadito dal Presidente Prandini, il rilancio della suinicoltura italiana è strettamente legato all’esito della battaglia sull’indicazione d’origine in etichetta: la piena e trasparente informazione garantita al consumatore è una chiave importante per promuovere il consumo delle carni suine italiane. Dal prossimo aprile 2015 l’indicazione d’origine sarà operativa per le carni fresche, refrigerate e congelate. Un primo parziale risultato, che dev’essere completato con l’obbligo dell’origine in etichetta anche e soprattutto per le carni trasformate, che costituiscono la parte più rilevante della produzione e dei consumi italiani.
Per finire, durante l’incontro si è ribadita l’importanza della Commissione Unica Nazionale (CUN) che, nonostante alcune lacune iniziali, si è dimostrata un’esperienza positiva perché ha permesso di definire con criteri più trasparenti e oggettivi le quotazioni settimanali dei suini.