“Per esprimere una valutazione definitiva sull’accordo di libero scambio tra Unione europea e India sarà necessario attendere la pubblicazione dei testi giuridici. Non si può tuttavia non evidenziare che molte delle richieste avanzate da mesi da Coldiretti e Filiera Italia siano state recepite nei negoziati. E questo, senza dubbio, è un elemento positivo”. Con queste parole Giovanni Roncalli, Direttore di Coldiretti Cremona, commenta la stipula dell’intesa commerciale tra Unione Europea e India, che prevede la significativa riduzione dei dazi all’export su un mercato strategico come quello indiano per alcuni simboli della Dieta Mediterranea come vino, prodotti ortofrutticoli, olio d’oliva.
Direttore, a suo avviso l’accordo apre opportunità concrete per le imprese agricole italiane?
Certamente un buon accordo potrebbe favorire le esportazioni dei nostri prodotti agroalimentari. Gli spazi ci sono, e sono davvero considerevoli: basti constatare che oggi l’export agroalimentare italiano vale solo un quarto di quello indiano. Secondo un'analisi Coldiretti su dati Istat relativi ai primi undici mesi del 2025, la bilancia commerciale agroalimentare con l’India è oggi nettamente negativa per il nostro Paese. A fronte di esportazioni per 140 milioni di euro, e in crescita del 7%, relative soprattutto a prodotti dolciari, spezie e mele, si registrano importazioni dall’India per quasi 600 milioni di euro, in crescita del 14%, principalmente rappresentate da caffè, prodotti ittici e riso.
Nel complesso il giudizio sull’accordo è positivo?
Come detto, nel negoziato molte delle richieste avanzate dalla nostra Organizzazione sono state recepite. E’ sicuramente positivo l’approccio prudente che sembrerebbe essere mantenuto sul capitolo agricolo più sensibile, con il mantenimento di adeguate barriere su settori che avrebbero potuto subire impatti destabilizzanti, considerata la rilevante capacità produttiva dell’India. Questo vale, ad esempio, per i prodotti della nostra zootecnia, che vanno certamente tutelati. Mi riferisco ad esempio al latte, dove Nuova Delhi supera i 250 milioni di tonnellate l’anno, ed anche alla carne bovina e bufalina, con oltre 300 milioni di capi oggi destinati principalmente all’Africa.
Alcuni punti, per la vostra Organizzazione, non sono negoziabili?
Abbiamo evidenziato che, prima dell’entrata in vigore dell’accordo, è indispensabile chiudere positivamente alcune richieste che Coldiretti da sempre considera non negoziabili, per qualsiasi accordo commerciale si volesse stringere. La prima è il divieto di importare prodotti ottenuti con sostanze vietate in Europa, misura rilanciata anche dal Consiglio dei Ministri agricoli e sulla quale si aprirà il trilogo. Poi l'incremento significativo dei controlli alle frontiere, per fermare prodotti non conformi. Inoltre, è necessario arrivare anche a una forma di etichettatura obbligatoria di origine con indicazione del Paese per garantire piena trasparenza ai cittadini consumatori e tutela al Made in Italy. Coldiretti e Filiera Italia hanno inoltre ribadito la necessità che sia presente la reciprocità anche sugli impegni sociali e ambientali. Solo la lettura dei testi finali permetterà di verificare in che misura tali standard saranno vincolanti e applicabili.
Intanto, rimane altissima la vostra attenzione sul tema Mercosur.
Il voto del Parlamento europeo, che ha rimandato l’accordo Mercosur alla Corte di Giustizia, ha rappresentato una risposta politica alle follie della presidente Ursula Von der Leyen e della sua ristretta cerchia di tecnocrati bruxellesi che hanno tentato di imporre un accordo cancellando ruolo, dignità e potere dell’Europarlamento. Ora il Parlamento europeo deve portare avanti le norme sulla reciprocità, così da impedire l'ingresso in Europa di prodotti che non rispettano le stesse regole, da qualsiasi Paese provengano.
La mobilitazione di Coldiretti, che con numerosissimi agricoltori, insieme ad altri agricoltori europei, si è presentata davanti alle sedi Ue, prima a Bruxelles e poi a Strasburgo, ha bloccato il blitz della presidente Von der Leyen, che era determinata a firmare l’accordo bypassando il Parlamento, svuotandolo di fatto delle sue prerogative, ridotto a mera formalità e incapace di esercitare controllo democratico su decisioni che incidono sulla sicurezza alimentare dei cittadini consumatori, sull’agricoltura europea e sulle politiche comunitarie, a partire dalla Pac. Rimandando l’accordo Mercosur alla Corte di Giustizia, un primo passo importante ottenuto dalle nostre mobilitazioni, il Parlamento europeo ha impedito una forzatura pericolosissima e riaffermato il proprio ruolo costituzionale. La nostra attenzione, come detto, rimane altissima. Continuiamo a lavorare in questa direzione, contestando un accordo Mercosur che non garantisce parità di trattamento tra agricoltori europei e sudamericani.